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SALVARE VITE recensioni

AMATRICE, UN LIBRO RACCONTA QUELLA NOTTE

 

GIUSI FASANO, CORRIERE DELLA SERA, 02/08/2026

«Arriviamo nel centro storico di Amatrice che sono passate due ore dalla scossa, ed è tutto buio, polvere, chiasso (...)

Nell'abitato siamo sopraffatti dalle grida che arrivano da ogni direzione (...) Avevo pensato al peggio ma questo è di più (...) Ci sono due bambini sotto le rovine di una casa, gridano (...)
Dove?, chiedo. Qua di fronte, ti ci porto (...)
Sul cumulo di macerie c'è un ragazzo che chiama un nome e nella confusione percepisco appena una vocina che risponde (...) È l'inizio. Faccio squadra da solo. Prendo a scavare a mani nude con sapiente lentezza per evitare che il castello instabile delle macerie crolli e affossi per sempre la vocina (...) Chiamo. Niente. Ancora, ma niente.
Insisto. Sono qui. La vocina è flebile ma c'è.
Stai bene? Sì. È la prima volta che la bambina sente la mia voce (...) Il lavoro da fare per tirarla fuori è enorme. Per liberarla ci sono da spostare tavole e pietre, soprattutto c'è da pregare che non arrivi una scossa forte che chiuda ogni speranza.
Nessuna pausa, nemmeno per fare i bisogni. Continuo a ingoiare polvere e paura mentre scavo per arrivare a lei. Ogni tanto proviamo a rassicurarci a vicenda: davvero stai bene? Sì. Basta questo per mantenere concreto il contatto emotivo (...) È l'adrenalina che comanda i muscoli, non io.
Mi arresto (...) Inizialmente non sono certo di ciò che vedo perché la polvere sconvolge i contorni delle cose (...) ma la coda di cavallo bionda non si lascia mascherare. (...) Non posso sbagliarmi, allungo la mano per accarezzarla, comincio a pulirla con garbo dai detriti, le scrollo il pigiamino. Come stai, le chiedo. Ma adesso sono certo della risposta: bene, mi conferma (...) Mi sembra quasi che si sia svegliata in questo istante e cerchi le mie braccia. E le trova, ci si perde (...) Non vorrei più lasciarla mentre scendo dalla montagna di macerie (...) Ci avviamo verso il suo papà. La figlia ha solo un graffio sulla fronte. Incredibile. (...) Un ultimo sguardo, poi riprendo a scavare cercando il fratellino e la mamma. Ma non c'è altra gioia per il mio cuore, solo unghiate che lasceranno i segni».

Era dieci anni fa, era Amatrice ma anche Arquata del Tronto, Accumoli... Luca Cari, dirigente dei Vigili del Fuoco che gestisce la comunicazione d'emergenza, è la voce dei suoi colleghi in Salvare vite, per Mondadori: racconta dieci operazioni di soccorso nella notte che fece tremare il Centro Italia e i cuori di noi tutti.

www.corrieredellasera.it

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QUELLA MANO TESA TRA CUMULI DI MACERIE
​In un libro di Luca Cari le testimonianze dei vigili del fuoco impegnati nei soccorsi

L'OSSERVATORE ROMANO, EUGENIO MURRALI E ANDREA DE ANGELIS, 24/08/2026

Dieci anni fa, il 24 agosto 2016, alle 3, 36 e 32 un sisma di magnitudo 6.0 lungo la Valle

del Tronto ha fatto tremare il cuore dell’Italia per venti lunghissimi secondi. Amatrice,

Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, le loro frazioni, il loro territorio, le loro storie

hanno conosciuto distruzione, macerie, 299 vittime, 40mila sfollati. «La polvere è una

condanna che sconvolge i contorni delle cosee le rende ambigue e incomprensibili», si

legge in Salvare Vite. Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del

fuoco (Milano, Mondadori, 2026, pagine 156, euro 18,50), di Luca Cari. L’autore —

dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che dal 2006 gestisce sul campo la

comunicazione in emergenza in Italia e all’estero — è stato testimone e coprotagonista

delle operazioni di soccorso di quei giorni interminabili in cui, dice una delle voci a cui

Cari affida il racconto, sembrava di «risalire come Sisifo la mia montagna di macerie».

La narrazione si concentra sui primi momenti dell’emergenza: «È la situazione — spiega

Cari ai media vaticani — che i primi vigili del fuoco arrivati sul posto hanno trovato»:

paesi rasi al suolo, un tipo di muratura che il terremoto aveva sbriciolato

completamente. Per l’autore le macerie erano come «fango, acqua che avevano

sommerso le vite delle persone». Il libro è un oratorio in dieci voci: «È un racconto

corale e questo è il motivo per cui ho deciso di non mettere i nomi dei protagonisti, di

segnarli solamente alla fine, proprio perché ognuno di loro potesse rappresentare tutti

i vigili del fuoco».

Molte le immagini intense del volume. «Il tragitto fino al sepolcro dell’hotel — rivela la

terza voce — è stato una “via crucis”, partita dalla chiesa di Sant’Agostino all’inizio del

centro storico e con le soste alle singole stazioni per dare udienza alle richieste d’aiuto».

E sono molte le fermate della disperazione, della fragilità, della lotta contro il tempo, ma anche quelle della forza e della gioia per una vita salvata contro ogni aspettativa e probabilità.

Cari traccia il profilo di un’umanità che recupera il proprio senso e i propri valori in uno sforzo solidale impressionante nelle ore buie della desolazione. L’amore di chi mette la vita altrui di fronte alla propria — tra le vittime, come tra i soccorritori —, il coraggio di quelle mani che non smettono di scavare, senza dare retta alla paura, alla stanchezza, allo scoraggiamento. «Ho cercato con forza di raccontare — aggiunge Cari — quello che affronta ogni vigile del fuoco quando si trova in queste situazioni e l’impatto emotivo è notevole, seppure ognuno resti concentrato sul lavoro che deve fare, sa che in quel momento la sua mano è l’unica mano che la persona che sta chiedendo aiuto può afferrare per cercare di essere salvato, fallito quell’aggancio non ci sarebbe più nulla da fare». Sono tutte emozioni che, come fa trasparire l’autore, i soccorritori assorbono e dovranno rielaborare successivamente: «Sentimenti che non svaniscono, che al termine dell’intervento ognuno deve dentro di sé collocare e risistemare per poter convivere a volte con dolori che sono strazianti, che ti restano dentro ma che devi poter gestire per essere integro e pronto ad affrontare le situazioni che verranno».

Nelle prime ore dell’emergenza, uno dei suoni più strazianti, spesso rievocato da Cari, è lo squillo dei telefoni, il diluvio delle richieste di intervento, che dicono la sproporzione fra la possibilità di aiuto che i vigili possono dare

in quell’istante e la pressione della disperazione di chi si rivolge alle sale operative.

Salvare vite è un equilibrato, denso e incisivo resoconto di una vocazione verso il prossimo e un’asciutta, e per questo tanto più emozionante, significativa, dolente testimonianza di quello che è stato il terremoto della Valle del Tronto. Luca Cari sa che le parole più semplici e aderenti alla verità sanno descrivere quel tempo di sofferenza, a cui nulla bisogna aggiungere, ma anche lo spirito dei soccorsi, che è spirito di fraternità: «Il vigile del fuoco è sempre in gruppo, è sempre squadra. Non è retorica quando si dice che ognuno affida la propria vita nelle mani dell’altro, perché è il gruppo che riesce ad affrontare coeso, stretto, ogni situazione».

Osservatore Romano
​AMATRICE, IL TERREMOTO RACCONTATO DAI VIGILI DEL FUOCO NEL LIBRO DI LUCA CARI, 'SALVARE VITE UMANE' 
​​
A dieci anni dalla tragedia che colpì il Centro Italia, il racconto di ciò che accadde subito dopo le 3.36 del 24 agosto 2016. Oltre mille vigili del fuoco da tutta Italia con centinaia di mezzi, squadre specializzate unità cinofile, elicotteri e operatori delle telecomunicazioni si mobilitarono per raggiungere il cratere sismici e assistere la popolazione

CRISTINA LIVOLI, ADNKRONOS, 27/07/2026

Era la notte del 24 agosto 2016, alle 3.36, quando il 

terremoto che colpì il Centro Italia cancellò in pochi

secondi Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e

numerose frazioni dell'Appennino centrale. A dieci anni

da quella tragedia, Luca Cari, dirigente del Corpo

nazionale dei vigili del fuoco e responsabile della

comunicazione in emergenza, dal 2006 gestisce sul

campo la comunicazione in emergenza in Italia e

all'estero, racconta la sua esperienza in "Salvare vite.

Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato

dai vigili del fuoco", edito da Mondadori.
 

Le prime ore dopo il sisma

Nel volume, Cari ricostruisce le prime drammatiche ore 

successive alla scossa di magnitudo 6.0, descrivendo la

macchina dei soccorsi che si mette in moto da tutta

Italia: oltre mille vigili del fuoco, centinaia di mezzi,

squadre specializzate Saf e Usar, unità cinofile, elicotteri

e operatori delle telecomunicazioni raggiungono il cratere sismico per cercare superstiti tra le macerie e assistere la popolazione.

 

Il centro storico di Amatrice in macerie

L'immagine simbolo di quelle ore è una fotografia scattata dall'alto, da un elicottero del reparto volo di Bologna, il primo a raggiungere Amatrice durante la notte. Nello scatto emergono con evidenza le dimensioni della devastazione: il centro storico ridotto in macerie, la torre civica ancora in piedi e intorno solo distruzione. Gli altri paesi del cratere sono nella stessa tragica condizione: alla fine saranno più di 200.000 i soccorsi che i vigili del fuoco porteranno a termine, 299 le vittime recuperate, di cui 237 nel solo comune di Amatrice e 40.000 gli sfollati assistiti dal sistema di protezione civile.

 

Dieci interventi raccontati attraverso l'esperienza diretta dei vigili del fuoco

Il volume raccoglie dieci capitoli e altrettante storie di soccorso realmente avvenute nelle primissime ore dell'emergenza. Dieci interventi raccontati attraverso l'esperienza diretta dei vigili del fuoco impegnati sul campo, tra ricerche disperate, salvataggi e speranze affidate a ogni segnale proveniente da sotto le macerie. Storie vere, coinvolgenti e drammatiche, accomunate dall'impegno di donne e uomini chiamati ad agire in condizioni estreme. Con uno stile immediato e narrativo, Cari restituisce il volto umano del soccorso e la complessità di una delle più gravi emergenze che hanno colpito il Paese negli ultimi anni.

La solidarietà

Nel volume si raccontano le mille sfaccettature del coraggio di chi era in servizio e di chi si è messo a disposizione volontariamente, lasciando a casa figli e famiglie, per portare aiuto e soccorsi nel più breve tempo possibile. La raccolta delle mille richieste di aiuto e la consapevolezza di non poter materialmente essere ovunque ce ne sarebbe bisogno. Le decisioni dolorose ma necessarie, per dare una possibilità concreta a chi è sopravvissuto. La solidarietà e la comunanza, tra i soccorritori e le persone colpite dal terremoto.

 

Tra i racconti più emozionanti, il recupero di una bimba

Tra i racconti più emozionanti, il recupero di una bimba sepolta dalle macerie. Un ragazzo chiede aiuto per due bambini rimasti sotto un palazzo di mattoni; chiama un nome e nella confusione si sente una vocina flebile che risponde. Scatta lo scavo a mani nude, nel terrore che un movimento o le scosse continue possano far franare tutto, chiudendo ogni speranza. La lucidità che si scontra con i sentimenti, il ricordo dell'esperienza de L'Aquila, dove però le case erano in cemento armato, e dunque più resistenti e la necessità di mantenere la calma. Un lavoro certosino e scrupoloso per risalire il percorso delle stanze descritto da chi conosceva bene quella casa.

Poi, l'ultimo blocco di macerie che spalanca un varco e la vocina flebile della bimba, che fa battere forte il cuore. Le mani della piccola che cercano le braccia del suo salvatore, poi l'abbraccio. Parole che fanno rivivere a chi era presente, e a chi legge, il miracolo della rinascita.

www.adnkronos.com

Adnkronos
NUOVE USCITE IN LIBRERIA: UN MARE DI GIALLI DA PORTARE AL MARE 
Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage: Salvare vite' (Mondadori) di Luca Cari

 

RADIO GOLD, REDAZIONE, 09/08/2026

Arriva sugli scaffali con Mondadori ‘Salvare vite’ di Luca Cari, il dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che dal 2006 gestisce sul campo la comunicazione in emergenza in Italia e all’estero. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il centro dell’Italia è colpito da un tremendo terremoto di magnitudo 6,0 della scala Richter, che è passato alla storia come il sisma di Amatrice. Alcuni paesi vengono cancellati in un istante e il crollo subitaneo degli edifici inghiotte centinaia di persone. Altre sono in equilibrio sui solai, alcune sono sommerse dalla disperazione, tutte sono aggrappate alla speranza nei soccorsi che, in Italia, si chiamano vigili del fuoco. Il loro arrivo ha un unico scopo: salvare vite. All’abbattersi delle frustate di qualsiasi calamità, i vigili del fuoco partono a bordo delle loro autopompe attrezzate, scavalcano ostacoli, scavano, segano, tirano, spostano, alzano, abbassano e lottano finché non trovano la persona che sta dietro la voce che chiede aiuto. Salvano vite, mettendo spesso a rischio la propria.  

In questo libro sono gli stessi protagonisti in divisa a raccontare dieci interventi di soccorso portati a termine nelle primissime ore del terremoto. Sono tutte storie vere, molto coinvolgenti e sempre drammatiche a prescindere dai singoli finali, sempre diversi. La novità meritoria di Salvare vite è dare voce alle emozioni e al lucido coraggio di tanti servitori dello Stato che compiono azioni eroiche per poi tornare nell’anonimato delle loro sedi. Anche se quando escono a sirene spiegate diretti sul luogo dell’emergenza hanno in testa una cosa sola: salvare vite. 

www.radiogold.it

AMATRICE, DIECI ANNI DOPO IL SISMA: LUCA CARI RACCONTA IL LAVORO DEI VIGILI DEL FUOCO IN "SALVARE VITE" ​​

RIETI LIFE, CH.DI., 11/08/2026

A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 sconvolse il Centro Italia,

arriva in libreria “Salvare vite”, un volume che racconta quei drammatici

giorni attraverso la voce di chi fu in prima linea: i Vigili del Fuoco. Pubblicato

da Mondadori nella collana Viva Voce e curato da Luca Cari, portavoce

nazionale in emergenza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il libro è in

uscita a luglio 2026, in vista del decennale del sisma. Il volume conta 160

pagine e ha un prezzo di copertina di 19 euro.

“Salvare vite” nasce con l’obiettivo di restituire una prospettiva diretta e

autentica sui soccorsi alle popolazioni colpite dal terremoto, in particolare

nell’area di Amatrice. A parlare sono gli stessi vigili del fuoco intervenuti

nelle ore e nei giorni successivi alla scossa: uomini che hanno vissuto in

prima persona la corsa contro il tempo tra macerie, edifici crollati, richieste

di aiuto e operazioni di salvataggio.

Luca Cari ha raccolto le testimonianze dei colleghi, dando spazio ai ricordi e

alle emozioni di chi ha operato sul campo. Ne emerge il racconto della tensione dei primi momenti, della fatica, della paura e della speranza, ma anche della gioia legata alle persone estratte vive dalle macerie e del dolore per quelle che, nonostante gli sforzi, non è stato possibile salvare.

Un punto di vista particolare, dunque, quello scelto per raccontare una delle pagine più dolorose della storia recente dell’Appennino centrale: non quello del cronista che osserva l’emergenza dall’esterno, ma quello dei soccorritori che l’hanno affrontata direttamente.

Cari, nato a Narni nel 1965, è un alto dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e responsabile della comunicazione in emergenza. Con questo volume raccoglie le voci dei suoi colleghi e costruisce una memoria collettiva fatta di interventi, testimonianze e momenti rimasti impressi nella storia dei soccorsi ad Amatrice e alle altre comunità colpite dal sisma. A dieci anni da quella notte, “Salvare vite” rappresenta così anche un modo per ricordare il lavoro silenzioso e spesso decisivo di centinaia di Vigili del Fuoco, arrivati nelle zone terremotate per cercare persone tra le macerie e restituire, quando possibile, una speranza alle famiglie.

www.rietilife.it

Rieti Life
SALVARE VITE, LUCA CARI CI PORTA TRA LE PAGINE DEL SUO LIBRO ​​

A dieci anni di distanza dal terribile sisma di Amatrice che scosse il centro Italia, arriva il racconto dei Vigili del Fuoco che giunsero per primi a prestare soccorso

RTL 102.5, DARIO VANACORE, 12/08/2026

Si rinnova l’appuntamento con lo spazio dedicato alla cultura,

quello che, nel corso della settimana, passa in rassegna le principali

novità in arrivo sul fronte delle pubblicazioni editoriali che animano

lo scenario delle librerie. Un mondo che scandagliamo in momenti

differenti, come quelli nel fine settimana che vedono protagonisti

autori e autrici che passano a trovarci per raccontarci i loro ultimi

lavori nell’ambito della narrativa fictional. O ancora come la nostra 

rubrica domenicale, che mette sotto la lente d’ingrandimento

quattro differenti titoli. Oggi il focus torna sulle produzioni letterarie

che si discostano da romanzi e affini per abbracciare tematiche

tangibili. Come avvenuto, nelle ultime occasioni, con “L'italiano in 80

giochi” di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota (Rizzoli Illustrati),

oppure con “Medicina in 60 secondi” di Tommaso De Angelis

(Sperling & Kupfer).

Oggi le luci sono tutte su “Salvare vite”, il libro pubblicato da Mondadori che Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è passato a raccontarci.

Buongiorno Luca, benvenuto. Per le presentazioni lascio a te il microfono: cosa troviamo nel tuo libro, "Salvare vite"?

“Nasce dalla voglia di raccontare il terremoto di Amatrice e dell’Italia centrale attraverso gli occhi e il cuore dei vigili del fuoco. È la volontà di restituire una dimensione umana a ciò che è stato quella notte, a uno degli eventi più drammatici della nostra storia recente. Non ho voluto ricordare solo la tragedia e la distruzione, che tutti hanno conosciuto attraverso le cronache dell’epoca, ma raccontare i sentimenti prepotenti e sconosciuti che hanno segnato quel frangente per noi: la corsa verso le zone colpite, la ricerca tra le macerie, la tenacia di trovare ancora qualcuno in vita. Per farlo ho scelto dieci interventi, idealmente uno per ogni anno trascorso, indossando la divisa per rientrare nelle situazioni vissute e lasciandomi abbracciare dalla forza delle emozioni. Le mie e quelle dei miei colleghi, unite dallo stesso timbro narrativo che è quasi da romanzo, con l’intento di livellare e rendere non riconoscibili le caratteristiche dei singoli interpreti: è questa uniformità di modi e idee che assegna a ciascuno dei vigili del fuoco raccontati la possibilità di essere tutti, alla fine, il Corpo intero. I protagonisti, soccorritori e salvati, restano anonimi, in maniera che anche le singole vicende possano raffigurare la disgrazia dell’intera popolazione colpita.”

Sono passati dieci anni dal terribile terremoto di Amatrice, una ferita che cerca ancora di guarire nel centro Italia. Immagini, quelle trasmesse dai TG e dai programmi di approfondimento, che sono ancora impresse negli occhi e nella memoria di tutti noi, ma che, per chi ha scritto il libro e vissuto quei momenti, immagino sia stato comunque difficile riportare a galla...

“È stato difficile, perché ricordare vuol dire riportare al cuore ed è un’azione faticosa e costosa, che trascina l’anima nelle emozioni vissute, stupende e drammatiche. Serve coraggio per ritornarci dentro. Ognuno dei miei colleghi, ognuno di noi che abbiamo vissuto quei momenti drammatici, porta dentro di sé ciò che ha visto e vissuto, gioie e dolori, in questa come in tutte le emergenze. Specie le cose brutte si impara a gestirle, non a cancellarle perché è impossibile farlo, ma a sistemarle in modo che non facciano male. Ecco, tornare dentro alle vicende che segnarono il 24 agosto 2016 significa riaprire ferite e farci i conti. Condivisi questo pensiero con papa Francesco, quando lo accompagnai fra le macerie di Amatrice: gli dissi del forte rovescio della medaglia che segna la vita di ogni vigile del fuoco, la gioia infinita di un salvataggio e il dolore altrettanto infinito di quando nulla si può fare.

Difficoltà a parte, la memoria ha un valore importante: permette di non disperdere ciò che è stato vissuto, raccontare oggi quelle storie significa pensare alle vittime, ma anche dare voce a chi ha lavorato senza sosta per salvare vite. È un modo per consegnare quell’esperienza alle generazioni future e fare in modo che il ricordo non rimanga soltanto legato alle immagini della distruzione.”

Nel libro ci sono dieci storie che rappresentano altrettanti momenti del catastrofico evento sismico del 2016. La punta di un iceberg, immagino, che rappresenta anche la selezione di una lista di racconti che sarà stata ben più lunga…

“Dieci storie sono necessariamente una selezione. Ho raccontato quelle che ho vissuto stando dentro, sullo stesso campo con i miei colleghi. Dietro ciascuna di esse c’è un lavoro enorme, fatto dai dieci che ho preso come protagonisti diretti e dei quali ho riportato i sentimenti mischiandoli e rileggendoli attraverso i miei di allora e, più in generale, di quelli delle migliaia di vigili del fuoco che si sono succeduti per portare soccorso alla gente che aveva bisogno. 

Sono interventi rappresentativi di ciò che è accaduto in quelle ore: la ricerca dei superstiti, la difficoltà di lavorare tra le macerie, la collaborazione tra le diverse squadre e, soprattutto, il rapporto umano tra soccorritore e persona soccorsa. Ogni storia racconta un episodio particolare, ma tutte insieme restituiscono un’immagine più ampia della macchina dei soccorsi. 

Questo è un aspetto importante: malgrado il racconto attraversi i pensieri e le azioni di un singolo, dietro ogni salvataggio c’è sempre una squadra, un’organizzazione e un lavoro collettivo, che è la vera forza dei vigili del fuoco.”

Cosa ci lascia, in termini di consapevolezza ma anche di gestione e perfezionamento dei piani d’emergenza, il terremoto di Amatrice?

“Ci lascia innanzitutto la coscienza che non possiamo impedire a un terremoto di verificarsi, ma possiamo lavorare per ridurne le conseguenze ed essere preparati ad affrontarlo. Un’emergenza di queste dimensioni dimostra quanto siano importanti la rapidità di intervento, il coordinamento tra le diverse strutture e la capacità di adattarsi a condizioni che cambiano continuamente. Ogni grande emergenza diventa anche un’occasione per capire cosa ha funzionato e dove, invece, è possibile migliorare.

Ma la vera prevenzione non riguarda soltanto chi interviene dopo il terremoto. Riguarda tutti. Significa conoscere il territorio, conoscere i rischi, sapere come comportarsi e preparare le comunità prima che l’emergenza si verifichi. Il ricordo di Amatrice non dovrebbe fermarsi alla commemorazione. Deve diventare consapevolezza e, soprattutto, preparazione. Perché la memoria ha un senso pieno quando riesce a trasformarsi in qualcosa che può salvare vite in futuro.”

Mi sposto su un altro fronte che vi vede (purtroppo) protagonisti in questo periodo dell’anno: la lotta agli incendi. Qual è la situazione al momento?

“È piena attività sul fronte degli incendi boschivi. Con l’estate, caldo, siccità e vento aumentano il rischio di roghi e impegnano quotidianamente i vigili del fuoco, con le squadre antincendio a terra e con i Canadair e gli elicotteri della nostra flotta aerea. La situazione resta sotto controllo costante, con particolare attenzione alle aree più esposte del Paese. Fondamentale, come sempre, la tempestività degli interventi per circoscrivere i focolai ed evitare che le fiamme si trasformino in emergenze più estese. Come nel libro, conta anche qui la squadra: i vigili del fuoco sono l’uno accanto all’altro, su un terremoto, un incidente stradale o su un incendio boschivo fa lo stesso, la vera forza è l’operare in gruppo.”

Ci sono consigli che possiamo tenere a mente per evitare che una disattenzione si trasformi in un disastro ambientale?

“La prima regola è la prudenza: evitare di accendere fuochi in aree a rischio, non gettare mai mozziconi di sigaretta o fiammiferi a terra e prestare attenzione anche a barbecue e attrezzature che producono calore. In auto, niente rifiuti o mozziconi dal finestrino: una piccola disattenzione può avere conseguenze enormi. E se si avvista un principio d’incendio, è fondamentale segnalarlo subito al numero unico di soccorso 1-1-2 o al nostro 115.”

Grazie mille, e buon lavoro (si può dire in questi casi?) a te e a tutto il corpo dei vigili del fuoco.

“Grazie, ma devo dire che non si augura mai “buon lavoro” ai vigili del fuoco. Come ho raccontato in Salvare Vite, quando lavorano significa che c’è qualcuno in difficoltà e che ha bisogno del loro aiuto. Meglio augurargli un “buon servizio”, si evita anche che facciano gli scongiuri.”​

www.rtl.it

RTL 102.5

LIBRI: 'SALVARE VITE', LE TESTIMONIANZE IN PRIMA PERSONA DEI VIGILI DEL FUOCO A 10 ANNI DAL SISMA DI AMATRICE

 

Esce il volume di Luca Cari

ADNKRONOS, MARCO MAZZU', 13/08/2026

(Adnkronos) - "E' crollato tutto! Vi prego, salvateci..."

La telefonata che nessun operatore delle istituzioni

vorrebbe mai ricevere. E ne arrivarono a migliaia, tutte

insieme, la notte del 24 agosto 2016, quando i vigili del

fuoco si trovarono ad affrontare l'immensa tragedia del

terremoto nell'Italia Centrale. A dieci anni da quel sisma

devastante, Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei

Vigili del fuoco, che da vent'anni gestisce sul campo la

comunicazione d'emergenza in Italia e all'estero, ha voluto

testimoniare lo straordinario lavoro dei pompieri italiani

nel libro 'Salvare vite - il terremoto di Amatrice e del

Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco' (Mondadori), in

cui dieci tra gli operatori che intervennero

nell'immediatezza del disastro raccontano in prima

persona altrettante operazioni di soccorso alla popolazione colpita. E sono storie commoventi di impegno e dedizione, sforzi supremi sorretti dalla formazione tecnica e soprattutto dalla volontà di portare aiuto a qualsiasi costo, a dispetto della fatica e del pericolo che gravava su ognuno dei tanti professionisti della sicurezza che intervennero da ogni regione d'Italia. Il terremoto, nelle parole di chi si precipitò in aiuto, è "una bestia che azzanna e che divora". "Avevo pensato al peggio, ma questo è di più", scrive un altro Vigile del fuoco. E c'è chi descrive la sincronia dei battiti del cuore tra chi soccorre e chi è salvato dalle macerie come il momento più bello e gratificante che possa capitare in quei drammatici frangenti. Nel libro le vicende vengono raccontate in forma anonima perché vogliono rappresentare lo spirito e la vocazione del Corpo nel suo complesso, ma nella postfazione Cari elenca i nomi e i cognomi dei dieci vigili che, tra i tantissimi, si sono resi protagonisti di una così difficile e drammatica operazione di soccorso. Nel libro Cari descrive la complessità della 'macchina' di risposta alle emergenze, l'angoscia di non poter assicurare subito tutti gli aiuti richiesti, soprattutto in caso di eventi disastrosi, l'organizzazione delle missioni, la tensione, la speranza e anche l'infinita gioia che scoppia nel cuore quando si riesce a dare concretezza alla missione fondamentale dei vigili del fuoco: salvare vite, appunto. In questa frenetica "partita tra la vita e la morte", un raggio di luce ci fu, per tutti i soccorritori, il giorno in cui Papa Francesco decise di recarsi di persona sul luogo del disastro, accompagnato dallo stesso Cari in un breve viaggio tra le macerie e la desolazione del sisma. E dopo l'immagine-simbolo di quella tragedia (il pontefice che prega, da solo, di fronte a quello scenario di distruzione) lo stesso Papa volle fortemente farsi una foto con gli stessi vigili del fuoco. "Perché -spiegò Francesco in quella circostanza- sono quelli che salvano le persone". (Mac/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 13-AGO-26 15:31 NNNN

www.adnkronos.com

Adnkronos
+++ TV: A TG1 LIBRI IL RICORDO DEL SISMA DI AMATRICE +++ ​​

LA PRESSE, 22/08/2026

Roma, 22 ago. (LaPresse) - A dieci anni dal terremoto che colpi’ Amatrice e altri comuni limitrofi, Luca Cari, responsabile comunicazione dei vigili del fuoco, racconta come i suoi uomini riuscirono a estrarre vive dalle macerie decine e decine di persone. Momenti carichi di emozione rivissuti sulle pagine di Salvare vite' (Mondadori), il saggio testimonianza che aprira’ domani il nuovo appuntamento con Tg1 Libri, la rubrica curata da Angelo Polimeno Bottai in onda tutte le domeniche nel Tg1 delle 13.30.

SISMA DEL 2016, UNA TRAGEDIA RACCONTATA NEL LIBRO 'SALVARE VITE' 

 

A 10 anni di distanza dal terremoto che ha devastato 4 regioni del Centro Italia, Luca Cari narra la fatica dei soccorsi e la corsa contro il tempo per salvare più vite possibili

AGI, STEFANO BARRICELLI, 23/08/2026

AGI - Ancora in piedi solo la torre civica e un palazzo rosso, poi tutto intorno le macerie di una

città distrutta. La prima, drammatica foto di Amatrice scattata dall'alto di un elicottero

diventerà l'immagine simbolo del terremoto di magnitudo 6.0 che il 24 agosto 2016 mette in

ginocchio il centro Italia, devasta quattro regioni - Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo -, cancella

paesi e semina morte nel giro di una ventina di secondi.

A dieci anni di distanza, il ricordo di quel terremoto innerva doloroso tutte le 154 pagine di

'Salvare vite - Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco'

(Mondadori, 18,50 euro), libro scritto da Luca Cari, capo della comunicazione in emergenza

dei vigili del fuoco, che condivise sul campo la fatica dei soccorsi con le migliaia di colleghi

arrivati in poche ore da tutta Italia. Ed è a dieci di quei colleghi che Cari affida altrettanti

racconti - idealmente uno per ogni anno trascorso - delle primissime ore degli interventi,

quando si ha la drammatica conferma che in certi casi "l'immaginazione non basta a

rappresentare la realtà, che è peggiore" e quando la differenza tra un minuto in più o in meno

o tra una scelta giusta o sbagliata può segnare il confine tra una vita guadagnata e una persa.

Cari: "La squadra è il blocco indivisibile che porta al risultato"

 I nomi di quei dieci vigili compaiono solo nella postfazione, perché in certe situazioni il lavoro

di uno non prescinde dal lavoro degli altri, e perché quando il vigile del fuoco "opera sul

campo non esiste il singolare, è la squadra il blocco indivisibile che porta al risultato". I

numeri conservano intatte le dimensioni della tragedia - 200 mila soccorsi portati a termine,

299 vittime recuperate (237 solo ad Amatrice), 40 mila sfollati - ma a restituirne la dimensione

emotiva, a tratti insostenibile, è la miscela di pensieri e azione di chi corre da un salvataggio

all'altro, scavando con le mani tra le case crollate, guidato solo dalla flebile richiesta d'aiuto che arriva da sotto strati di ferro e cemento.

 

Le vite spezzate

Buio, polvere, odore di gas, le grida strazianti di chi cerca un figlio, un fratello, una moglie, un marito. E poi scosse, ancora scosse. Una coppia sotto le macerie, lui vivo, lei morta: caso o disegno divino, non conta. L'abbraccio della bambina strappata a una montagna di detriti: una seconda nascita, otto anni dopo la prima. Il lenzuolo bianco steso sopra al corpicino di una ragazzina. L'ultimo "ciao amore" sussurrato dalla donna sepolta dalla camera di un hotel al compagno che non c'è più. Il bambolotto che invece era un bambino. Le due gemelle date per morte dai genitori e che invece stanno in valle a dare una mano dove serve. La nonna che protegge i nipoti facendo loro da scudo. Frammenti di storie simili a quelle di altri terremoti e al tempo stesso uniche nella loro drammaticità.

 

La macchina dei soccorsi

Luca Cari le raccoglie e nel farlo spiega anche che cosa c'è dietro la macchina dei soccorsi che si mette in moto in emergenze come queste (le colonne dei mezzi che si muovono nella notte, "un flusso rosso che come il sangue percorre le arterie portando ossigeno" alle zone colpite); l'importanza della formazione e dell'addestramento continuo ("non siamo eroi ma professionisti che sanno e conoscono, e che accettano di trasformare in incognita il proseguimento stesso della propria esistenza"); il contributo fondamentale degli addetti alla logistica; la cura che il soccorritore deve avere in primis per se stesso ("non si tratta di egoismo, salvaguardarsi significa mettersi nella condizione di salvare gli altri, se sei finito tu sono finiti pure loro"), il pensiero fisso di chi sale sui mezzi e lascia la caserma ("salvare la gente, non consideriamo nemmeno l'ipotesi di non riuscire a farlo").

 

La visita di Papa Francesco

Il libro si chiude con un ricordo nel ricordo, quello della visita di Papa Francesco ad Amatrice. È il 4 ottobre, quaranta giorni dopo il sisma, e il pontefice si fa accompagnare proprio da Cari sulle macerie, chiede umile "ho fatto male a venire?". E prima di raccogliersi, solo in preghiera, e di farsi un foto con loro, "solo con loro", promette: "Pregherò perché i vigili del fuoco non debbano lavorare. Il loro è un lavoro doloroso".

www.agi.it

Agi

“SALVARE VITE": IL CORAGGIO DEI VIGILI DEL FUOCO AD AMATRICE

 

Nel libro di Luca Cari, dieci storie raccontano paura, speranza e salvataggi tra le macerie del sisma del 2016

TGR LAZIO, 23/08/2026

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 la terra tremò. E in pochi interminabili secondi, nel

cuore della notte, una parte dell'Italia cambiò per sempre.

Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e tante frazioni dell'Appennino centrale

furono travolte dalla furia del terremoto. Case, strade, campanili e intere porzioni

di paese crollarono sotto una scossa di magnitudo 6. Una tragedia che avrebbe

lasciato 299 vittime e ferite profonde nella memoria del Paese.

Ma dentro quella notte di morte e distruzione ci furono anche voci. Voci provenienti

dalle macerie. Voci deboli, quasi impossibili da ascoltare nel rumore

dei crolli, delle sirene, degli elicotteri e delle persone che cercavano disperatamente

i propri cari. A quelle voci accorsero i Vigili del Fuoco.

A dieci anni da quella tragedia, Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei Vigili

del Fuoco e responsabile della comunicazione in emergenza, torna a quella notte con Salvare vite. Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco, pubblicato da Mondadori nel luglio 2026. Il libro raccoglie dieci storie di soccorso e restituisce la parola direttamente agli uomini che entrarono nelle zone devastate mentre il resto del Paese iniziava appena a comprendere la dimensione della tragedia.

www.tgrlazio.it

TGR Lazio

“SALVARE VITE”, LE VOCI DEI VIGILI DEL FUOCO NEL TERREMOTO DI AMATRICE

A dieci anni dal sisma del Centro Italia il portavoce dei vigili del fuoco Luca Cari in “Salvare vite” racconta gli interventi di soccorso e le emozioni di quei momenti

IN TERRIS, LORENZO CIPOLLA, 24/08/2026

Una polifonia di voci racconta la corsa contro il tempo per trovare i

sopravvissuti sotto le macerie del terremoto che dieci anni fa ha distrutto

Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e la sua frazione Pescara del

Tronto, e il contrasto emotivo per l’alternanza di gioia per un salvataggio

e di dolore di fronte a quello che non aveva soluzione. In “Salvare vite

(Mondadori) Luca Cari, portavoce del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco 

e responsabile della comunicazione in emergenza, raccoglie le

testimonianze dei colleghi impegnati nei soccorsi e di alcune delle

persone salvate, in un tessuto narrativo che intreccia gli interventi e le

emozioni di quei giorni sul campo attraverso un filo rosso tenuto dal

personaggio di un’immaginaria sala di comando.

L’intervista

Cosa vuole raccontare con questo libro?

“I sentimenti veri e profondi che un vigile del fuoco prova quando si trova durante l’emergenza, dove gioia e dolore si mischiano. Al momento di grande felicità per un salvataggio si contrappone quello della pena quando non c’è nulla da fare. Dieci anni fa ad Amatrice sono state vissute entrambe le facce della medaglia, come nel caso del soccorritore che prima salva una bambina poi si rimette a scavare per recuperare i corpi senza vita della madre e del fratellino”.

Cosa vi siete trovati davanti quando siete arrivati ad Amatrice?

“Uno scenario di grande distruzione in cui tutti avevano bisogno di aiuto e la richiesta di soccorso era generalizzata. I vigili del fuoco che dai comandi più vicini sono arrivati per primi ad Amatrice si sono trovati davanti le macerie delle abitazioni crollate, hanno sentito l’odore di gas nell’aria, le urla. La prima cosa che ricordo, quando l’abbiamo raggiunta anche noi, è la torre civica che spiccava al centro del corso cittadino, mentre tutt’intorno c’era devastazione”.

Parlava del continuo alternarsi dei momenti di gioia e di dolore: ci vuole raccontare qualche episodio?

Una donna recuperata viva dalle macerie dell’hotel Roma di Amatrice, distrutto, prima di essere estratta, rivolgendosi al marito deceduto lo ha salutato un’ultima volta con un ‘ciao amore’. Mentre ad Arquata del Tronto, durante il salvataggio di una giovane madre, il vigile del fuoco vede vicino a lei qualcosa che sul momento scambia per un bambolotto, rendendosi poi conto che si trattava del suo piccolo di pochi mesi. Sono momenti che segnano l’animo e il cuore dei soccorritori. Ti restano dentro”.

Durante l’intervento devono però non devono pensare ad altro…

“La forza di un vigile del fuoco è la concentrazione – ovviamente prova anche la paura e questa aiuta a restare in vita. Durante gli interventi non bisogna lasciarsi trasportare dalla situazione e dal dolore di chi si ha davanti. Ma tutto questo viene comunque ‘assorbito’, per cui una volta una volta finito bisogna ‘rimettere tutto a posto’ dentro di sé. A volte quando si torna a casa bisogna ritrovare il senso della vita perché tutto sembra legato al caso: se ti trovi in un punto e lì crolla tutto, perdi la vita. Tra colleghi si parla molto di queste esperienze, aiuta a elaborarle”.

Il 4 ottobre 2016 ha accompagnato Papa Francesco tra le macerie di Amatrice. Cosa ricorda di quell’incontro?

“Restammo da soli a parlare per dieci minuti e mi colpì molto la sua umiltà. Mi ha fatto alcune domande sui vigili del fuoco e sul loro lavoro e io gli ho raccontato di quanto in certe situazioni fosse doloroso. Mi ha detto che avrebbe pregato per loro e che non venissero chiamati a lavorare, perché se non devono intervenire significa che non ci sono problemi”.

Come trasformare la memoria di tragedie come questa in consapevolezza e prevenzione e gestione delle emergenze?

“I vigili del fuoco cercano di diffondere la cultura della sicurezza. Ognuno di noi deve fare il primo passo, informandosi su quello che va fatto per mettersi in salvo e aiutare gli altri, in attesa dei soccorsi. Gli eventi come il terremoto di Amatrice rappresentano l’occasione per analizzare i rischi e capire come attrezzarsi perché in futuro non li si sottovaluti più”.

www.interris.it

Interris
TERREMOTO AMATRICE, 10 ANNI DOPO: IL RICORDO E LE STORIE DI CHI HA SALVATO VITE

 

REDAZIONE MONDADORI LIBRI, 21/07/2026

Terremoto di Amatrice, 10 anni

dopo: la memoria e il coraggio

dei soccorsi
 

A dieci anni di distanza dal terremoto di Amatrice, il

ricordo della notte del 24 agosto 2016 rimane

impresso nella coscienza collettiva del Paese. Alle

ore 3:36:32, un sisma di magnitudo 6,0 ha devastato i centri di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, provocando 299 vittime, 388 feriti e oltre 41.000 sfollati. Ricostruire la sequenza dei fatti e la precisione dei dati scientifici è il primo passo per comprendere la portata di una tragedia che ha segnato la storia recente d'Italia. Tuttavia, la vera forza della memoria risiede nel racconto umano: la risposta immediata delle comunità, la determinazione dei soccorritori giunti nel cratere sismico e la necessità di trasformare il dolore e il coraggio in una testimonianza viva da consegnare al futuro.

COs'è successo la notte del 24 agosto 2016: i dati e la cronologia del sisma

La notte del 24 agosto 2016 la terra ha tremato per circa 15-20 secondi nell'Appennino centrale. La prima forte scossa, con ipocentro a 8 chilometri di profondità, ha avuto il suo epicentro ad Accumoli, in provincia di Rieti.
La violenza del movimento sismico è stata tale da provocare il crollo immediato e quasi totale delle abitazioni e dei centri storici nei comuni più vicini all'ipocentro.


Magnitudo, epicentro e l'impatto sul territorio del terremoto di Amatrice

Il sisma si è propagato lungo il sistema di faglie della catena appenninica, radendo al suolo interi borghi. I danni più devastanti si sono registrati ad Amatrice, ad Accumoli e nella frazione di Pescara del Tronto ad Arquata del Tronto, con distruzioni pressoché totali e perdite umane gravissime.
Alle 4:33 una seconda importante scossa di assestamento di magnitudo 5,3 con epicentro a Norcia ha ulteriormente aggravato la situazione, mentre l'evento principale è stato avvertito nitidamente in gran parte dell'Italia centrale e settentrionale.
Il bilancio nei primi comuni colpiti è stato drammatico. Un numero di perdite particolarmente alto, dovuto anche al fatto che i borghi dell'alta Valle del Tronto ospitavano in quel momento tantissimi turisti ed ex residenti tornati per le vacanze estive.

La corsa contro il tempo per salvare vite tra le macerie

Nelle ore successive alla prima scossa, le operazioni di soccorso si sono scontrate con gravi difficoltà logistiche. Molte vie d'accesso all'alta Valle del Tronto erano bloccate da frane, macerie e viadotti danneggiati, ritardando l'arrivo dei mezzi pesanti nelle frazioni più isolate.
 

Il ruolo dei Vigili del Fuoco e la gestione dell'emergenza

I Vigili del Fuoco, giunti nel cratere sismico fin dalle prime luci dell'alba del 24 agosto, hanno iniziato subito la ricerca dei superstiti. Le operazioni sono andate avanti senza sosta per giorni, mentre il terreno continuava a tremare a causa delle continue scosse di assestamento.
Lavorando tra i solai crollati con attrezzature da taglio o a mani nude, i soccorritori sono riusciti a estrarre vive dalle macerie 215 persone, mentre altre 23 sono state tratte in salvo dal Soccorso Alpino e dalla Guardia di Finanza.


Mantenere viva la memoria: il valore della testimonianza

Custodire la memoria di una comunità colpita da una tragedia significa anche dare voce a chi ha vissuto quei momenti in prima persona. Rileggere le testimonianze dirette permette di comprendere l'impatto umano dell'emergenza e l'impegno di chi si è messo a disposizione degli altri.

 

Un libro per non dimenticare il terremoto di Amatrice
Quando il violento sisma ha cancellato in un istante interi paesi e ha inghiottito centinaia di persone sotto il crollo degli edifici, la popolazione si è aggrappata alla speranza dei soccorsi. Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e responsabile della comunicazione in emergenza, è accorso sul campo fin dalle prime ore.

Nel suo libro
Salvare vite - in uscita in occasione del decennale della tragedia - cede la parola direttamente ai protagonisti in divisa, che raccontano dieci interventi di soccorso condotti nei primissimi momenti del terremoto.
Sono storie vere e drammatiche, che danno voce al lucido coraggio e alle emozioni di servitori dello Stato capaci di compiere gesti straordinari per poi tornare nell'anonimato. Un racconto umano e coinvolgente che mostra cosa significa partire a sirene spiegate con un unico obiettivo: salvare vite.

www.mondadori.it

Mondadori Libri
AMATRICE, DIECI ANNI DOPO: LE VOCI DI CHI SCAVÒ PER SALVARE VITE

 

A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, il libro di Luca Cari raccoglie le testimonianze dei vigili del fuoco che scavarono tra le macerie di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Un racconto corale delle prime ore dell’emergenza, tra vite salvate, dolore e uno straordinario slancio di solidarietà

VATICAN NEWS, EUGENIO MURRALI E ANDREA DE ANGELIS, 24/07/2026

Dieci anni fa, il 24 agosto 2016, alle 3, 36 e 32 un sisma di magnitudo 6.0

lungo la Valle del Tronto ha fatto tremare il cuore dell’Italia per venti

lunghissimi secondi. Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto,

le loro frazioni, il loro territorio, le loro storie hanno conosciuto distruzione,

macerie, 299 vittime, 40mila sfollati. «La polvere è una condanna che

sconvolge i contorni delle cose e le rende ambigue e incomprensibili», si

legge in Salvare Vite. Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato

dai vigili del fuoco (Milano, Mondadori, 2026, pagine 156, euro 18,50), di

Luca Cari. L’autore — dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che

dal 2006 gestisce sul campo la comunicazione in emergenza in Italia e

all’estero — è stato testimone e co-protagonista delle operazioni di

soccorso di quei giorni interminabili in cui, dice una delle voci a cui Cari

affida il racconto, sembrava di «risalire come Sisifo la mia montagna di

macerie».

 

Un racconto corale

La narrazione si concentra sui primi momenti dell’emergenza: «È la situazione — spiega Cari ai media vaticani — che i primi vigili del fuoco arrivati sul posto hanno trovato»: paesi rasi al suolo, un tipo di muratura che il terremoto aveva sbriciolato completamente.  Per l’autore le macerie erano come «fango, acqua che avevano sommerso le vite delle persone». Il libro è un oratorio in dieci voci: «È un racconto corale e questo è il motivo per cui ho deciso di non mettere i nomi dei protagonisti, di segnarli solamente alla fine, proprio perché ognuno di loro potesse rappresentare tutti i vigili del fuoco». Molte le immagini intense del volume. «Il tragitto fino al sepolcro dell’hotel — rivela la terza voce — è stato una “via crucis”, partita dalla chiesa di Sant’Agostino all’inizio del centro storico e con le soste alle singole stazioni per dare udienza alle richieste d’aiuto». E sono molte le fermate della disperazione, della fragilità, della lotta contro il tempo, ma anche quelle della forza e della gioia per una vita salvata contro ogni aspettativa e probabilità. 

Un'umanità che recupera il proprio senso

Cari traccia il profilo di un’umanità che recupera il proprio senso e i propri valori in uno sforzo solidale impressionante nelle ore buie della desolazione. L’amore di chi mette la vita altrui di fronte alla propria — tra le vittime, come tra i soccorritori —, il coraggio di quelle mani che non smettono di scavare, senza dare retta alla paura, alla stanchezza, allo scoraggiamento. «Ho cercato con forza di raccontare — aggiunge Cari — quello che affronta ogni vigile del fuoco quando si trova in queste situazioni e l’impatto emotivo è notevole, seppure ognuno resti concentrato sul lavoro che deve fare, sa che in quel momento la sua mano è l’unica mano che la persona che sta chiedendo aiuto può afferrare per cercare di essere salvato, fallito quell’aggancio non ci sarebbe più nulla da fare». Sono tutte emozioni che, come fa trasparire l’autore, i soccorritori assorbono e dovranno rielaborare successivamente: «Sentimenti che non svaniscono, che al termine dell’intervento ognuno deve dentro di sé collocare e risistemare per poter convivere a volte con dolori che sono strazianti, che ti restano dentro ma che devi poter gestire per essere integro e pronto ad affrontare le situazioni che verranno».

 

I suoni più strazianti

Nelle prime ore dell’emergenza, uno dei suoni più strazianti, spesso rievocato da Cari, è lo squillo dei telefoni, il diluvio delle richieste di intervento, che dicono la sproporzione fra la possibilità di aiuto che i vigili possono dare in quell’istante e la pressione della disperazione di chi si rivolge alle sale operative. Salvare vite è un equilibrato, denso e incisivo resoconto di una vocazione verso il prossimo e un’asciutta, e per questo tanto più emozionante, significativa, dolente testimonianza di quello che è stato il terremoto della Valle del Tronto. Luca Cari sa che le parole più semplici e aderenti alla verità sanno descrivere quel tempo di sofferenza, a cui nulla bisogna aggiungere, ma anche lo spirito dei soccorsi, che è spirito di fraternità: «Il vigile del fuoco è sempre in gruppo, è sempre squadra. Non è retorica quando si dice che ognuno affida la propria vita nelle mani dell’altro, perché è il gruppo che riesce ad affrontare coeso, stretto, ogni situazione».

www.vaticannews.va

Vaticannews
'SALVARE VITE', IL RACCONTO DI AMATRICE CON LA VOCE DEI POMPIERI
 
 In un libro le testimonianze: 'non siamo eroi, il nostro premio è essere d'aiuto'​​

ANSA-BOX, MATTEO GUIDELLI, 24/08/2026

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - C'è chi ricorda la manina spuntare dalle macerie "che sembrava quella di un bambolotto" e chi sente il peso del tempo "che scorre addosso come se i minuti fossero mesi". C'è il pompiere schiacciato dal "senso di responsabilità" di non deludere chi si aspetta da te il miracolo e quello che sa di dover fare i conti, quanto tutto sarà finito e ci sarà un po' di pace, con "l'anima dilaniata". Perché non è vero che tutto torna apposto, dopo. "Salvare vite" è il racconto del terremoto di Amatrice e del centro Italia fatto dagli stessi che, quella notte di dieci anni fa, scavarono con le mani come forsennati per ridare la vita a chi il terremoto l'aveva tolta. E ci riuscirono: 299 furono le vittime, ma 238 furono le persone estratte vive dalle macerie. 'Salvare vite' lo ha scritto Luca Cari, che è il responsabile della comunicazione d'emergenza del Comando generale dei Vigili del fuoco e che quella notte era assieme ai suoi colleghi. Nel libro sono dieci i pompieri che parlano e i loro racconti sono anonimi (i nomi ci sono, ma alla fine del libro). "Ciascuno di loro rappresenta tutti i vigili del fuoco - chiarisce Cari - Ognuno delle migliaia di colleghi che si sono succeduti sul campo ha fatto quello che hanno fatto gli altri. Ed è ciò che i vigili del fuoco fanno ogni giorno: uno è tutti e tutti sono uno. Il vigile del fuoco non è un'entità individuale: quando opera sul campo non esiste il singolare. È forte nel gruppo, è la squadra il blocco indivisibile che porta al risultato". Alle 3.36, quando arriva la scossa, chi è di turno scatta. "Chiudo gli occhi per concedermi l'ultimo spazio vuoto prima del delirio. Un tempo infinitesimo in cui provo a ricacciare indietro il senso di una realtà che conosco". Perché alle prime telefonate è già chiaro il disastro. "Sento il bimbo che piange e comprendo l'angoscia dei genitori. L'ansia e il senso di impotenza non li scarichi a terra cercando di arrivare a salvare qualcuno. Ti restano dentro e ti tormentano lo spirito". Ad un'ora dalla scossa i primi vigili del fuoco sono già sulle macerie. Ad Amatrice. Ad Arquata e Pescara del Tronto. Ad Accumuli. "Siamo sopraffatti dalle grida che arrivano da ogni direzione". "Cerchiamo a vista le precedenze da seguire". Chi c'era a L'Aquila nel 2009 ricorda Eleonora, la ragazza salvata dopo 42 ore trascorse sotto le macerie. "Prego di ricevere lo stesso dono. Che non mi tocchi solo estrarre morti". Ma quando trovi i vivi è quasi più difficile. I vigili sentono il pianto di una bambina. "Questo segnale di vita mi butta addosso il peso enorme della responsabilità. Sono consapevole che le mie mani, comandate da esperienza e addestramento, possono compiere il miracolo. Solo che il timore di non farcela mi sconforta" Estrarre corpicini senza vita, invece, è un mestiere che nessuno dovrebbe fare. Prima tirano fuori una donna. È viva. Sotto li lei vedono una manina. "Piccola, piccola, pare quella di un bambolotto. Un'immagine inammissibile che mi infilza la carne senza foro d'uscita, mi resta dentro e so che non andrà più via". E invece con la morte ci devi fare amicizia. "Non ti ci abitui, però devi imparare a gestirne le conseguenze, perché la verità è che ti resta tutto dentro e non ti va più via". E come fanno questi uomini ad andare avanti? Con umanità e professionalità. "I dolori e le gioie ci costruiscono come persone e come vigili del fuoco, non siamo due cose distinte. I sentimenti che ci coinvolgono sono prepotenti e non ci abbandonano mai, condizionano il nostro modo di essere". Nel libro te lo spiegano con un concetto: "etica del soccorso". "É l'essenza di ciò che siamo e di ciò che facciamo. Non siamo eroi, ma professionisti che sanno e conoscono e accettano di trasformare in incognita il proseguimento stesso della propria esistenza". Perché "l'essere d'aiuto agli altri è il premio di chi fa soccorso". E salvare vite è il premio più bello. (ANSA). 
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Amatrice, 10 anni dopo. Luca Cari a KKI: “Salvare vite, ma anche convivere con ciò che resta. Noi Vigili del Fuoco non usciamo mai davvero dalle macerie”
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RADIO KISS KISS ITALIA, 24/08/2026

Ci sono date che non hanno bisogno di essere accompagnate da un anno.

Basta pronunciarle e tornano alla memoria immagini, rumori, volti.

24 agosto 2016. Ore 3.36.

La terra cominciò a tremare nel cuore della notte. Una scossa di magnitudo

6 colpì l’Appennino centrale e in pochi, interminabili secondi Amatrice,

Accumoli, Arquata del Tronto e numerose frazioni vennero travolte. Alla fine

le vittime sarebbero state 299 e centinaia le persone estratte vive dalle

macerie. Ma i numeri, oggi, non bastano. Perché dietro quei 299 morti ci

sono 299 vite, famiglie, fotografie, abitudini, voci. Ci sono persone che quella

notte erano andate a dormire pensando al giorno dopo e che il giorno dopo

non lo avrebbero mai visto. E c’è Amatrice, diventata il simbolo di una ferita

che ancora oggi attraversa il cuore dell’Italia.

Dieci anni dopo, ricordare non significa soltanto tornare alle immagini dei

palazzi crollati, delle strade spezzate, delle chiese distrutte. Significa provare

ad ascoltare ciò che accadde dentro quelle macerie. Le voci di chi chiedeva

aiuto. Il silenzio di chi non rispondeva. Il rumore degli uomini che scavavano

con le mani e con gli strumenti, alla ricerca di un respiro. E soprattutto significa ricordare chi, quella notte, corse verso il pericolo mentre tutti gli altri cercavano di allontanarsene: I Vigili del Fuoco.

Sono loro i protagonisti di Salvare vite. Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco, il libro scritto da Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e responsabile della comunicazione. Il volume, pubblicato da Mondadori, raccoglie dieci storie vere di soccorso e restituisce la parola agli uomini che entrarono nelle zone devastate nelle primissime ore del terremoto. Salvare vite prova a restituire un volto umano a ciò che spesso ricordiamo soltanto attraverso le immagini televisive. Cari racconta la paura, la corsa verso le zone colpite, la ricerca tra le macerie, la speranza di trovare qualcuno ancora vivo. E racconta anche qualcosa che spesso dimentichiamo: che per chi salva una vita la gioia è immensa, ma altrettanto immenso può essere il dolore quando, tra quelle macerie, non c’è più nulla da fare.

Sono passati dieci anni, ma quella notte non è mai davvero finita. Resta nelle famiglie che hanno perso qualcuno. Resta negli occhi di chi è sopravvissuto. Resta nella memoria dei soccorritori. Resta nelle parole di chi, come Luca Cari, ha scelto di raccontarla perché non venisse consegnata soltanto agli archivi della storia. Perché ricordare, a volte, significa anche salvare. Salvare vite, allora. Salvare la memoria, oggi.

E proprio questa mattina abbiamo parlato con Luca Cari di quella notte e di quelle storie.

www.radiokisskissitalia.it

Radio Kiss Kiss Italia
LE MANI CHE SALVANO VITE E IL CUORE CHE RASSICURA
IL RICORDO. «Salvare vite», edito da Mondadori, racconta il dramma del terremoto del 2016 in Centro Italia che ebbe ad Amatrice il suo epicentro
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L'ECO DI BERGAMO, GIACOMO GIOSSI, 31/08/2026

Tra tutte le forze dell’ordine è probabilmente il corpo più amato e rispettato

e anche quello che quando tutto rischia di essere perso, come in un

terremoto o in un’altra calamità naturale oltre che in un banale incidente

quotidiano, arriva in soccorso e senza badare troppo alla burocrazia mette

in campo e al servizio dei cittadini non solo tutte le competenze, ma anche

una generosità spesso non scontata.

Si tratta del corpo dei Vigili del Fuoco a cui Luca Cari, dirigente del Corpo

nazionale dei Vigili del Fuoco e dal 2006 responsabile per la comunicazione,

ha dedicato un bel libro: «Salvare vite» (Mondadori), che racconta il dramma

del terremoto del 2016 in Centro Italia che ebbe ad Amatrice il suo epicentro.

Alle tre e trentasei del 24 agosto il Centro Italia è attraversato da un potente

e ferale movimento sismico che raderà al suolo molti paesi e molti altri li renderà probabilmente per sempre disabitati.

I Vigili del Fuoco sono i primi a raggiungere anche le località più isolate, lo fanno con mezzi e competenza, ma anche con una capacità di adattamento alle diverse esigenze sempre fuori dall’ordinario. Davanti a loro si aprono infatti di volta in volta mille problematiche diverse. Pronti a correre infiniti rischi, ma con l’obbligo e la certezza morale di dover fare tutto quanto è possibile (e anche l’impossibile) per salvare vite umane. «Salvare vite» si sofferma su casi molto diversi che richiedono interventi difficoltosi e ogni volta da «immaginare» e mettere in pratica. Perché salvare vite spesso per un Vigile del Fuoco significa mettere a rischio la propria senza pensarci due volte. Difficile non rimanere colpiti dalle innumerevoli storie che fanno di ogni Vigile del Fuoco un eroe - sicuramente - ma anche un amico, un contatto, la voce capace di rassicurare oltre che le mani e le braccia che ti metteranno in salvo. Gli interventi richiedono da sempre una grande elasticità da parte dei Vigili del Fuoco, che sia il classico gatto rimasto su una grondaia o una porta bloccata che impedisce il rientro a casa, magari con una pentola lasciata sui fornelli accesi della cucina. In ogni caso l’aspetto che forse contraddistingue di più il rapporto che hanno i Vigili del Fuoco con i cittadini è in un atteggiamento che non è solo ed esclusivamente orientato a una comunità, ma che s’indirizza verso ogni singolo cittadino con cui i Vigili del Fuoco entrano da subito in relazione, proteggendolo e rassicurandolo. Una dinamica non così ovvia e che forse determina anche per questo il grande affetto verso di loro.

www.ecodibergamo.it

L'Eco di Bergamo
DIECI ANNI DA AMATRICE, ALLO SPAZIO REGIONE VENETO ALLA MOSTRA DEL CINEMA IL LIBRO DEI VIGILI DEL FUOCO: "SALVARE VITE"
Mantovan: “Questa è la storia dove l’eroe è una squadra intera. Migliaia di donne e uomini arrivati da tutta Italia, anche dal Veneto, per portare soccorso”
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IL PORTALE DELLA REGIONE DEL VENETO, O3/09/2026

“Cinema e letteratura condividono una funzione importante: raccontare il

nostro tempo, custodire la memoria e offrire strumenti per comprendere

eventi che hanno segnato profondamente la vita delle persone e delle

comunità. Ecco perché ospitare questo libro nella cornice della Mostra del

Cinema di Venezia ha un senso preciso. A dieci anni dal terremoto che

distrusse Amatrice, le voci dei Vigili del Fuoco raccolte da Luca Cari ci

ricordano che dietro ogni operazione di soccorso c’è un sistema che

funziona — fatto di professionalità, formazione e capacità di lavorare

insieme — e che merita di essere conosciuto e ricordato”, ha dichiarato

Valeria Mantovan, assessore regionale alla Cultura.

Si è tenuta ieri sera, nello Spazio Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido, l

a presentazione del volume Salvare Vite. Il terremoto di Amatrice e del

Centro Italia raccontato dai Vigili del Fuoco di Luca Cari, edito da

Mondadori. L’evento, ospitato nell’ambito della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha coinciso con il decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016 che distrusse Amatrice e il Centro Italia, causando quasi trecento vittime e radendo al suolo interi borghi dell’Appennino centrale.

Sono intervenuti Emanuele Prisco, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno; Marco Ghimenti, vicario del Capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco; Claudio Ippolito, vigile del fuoco e istruttore USAR (Urban Search and Rescue); e Luca Cari, dirigente dell'Ufficio per la comunicazione in emergenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e autore del libro. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Carola Carulli, inviata del TG2.

Il libro ricostruisce le giornate del terremoto attraverso le testimonianze dirette dei soccorritori (215 mila interventi, 297 persone salvate), lasciati anonimi perché — come scrive l’autore — ognuno di loro rappresenta tutti i Vigili del Fuoco. L’assessore Mantovan ha ricordato che anche il Veneto fu parte di quella risposta: la squadra USAR del Veneto, quarantuno unità specializzate nella ricerca dei dispersi sotto le macerie con personale sanitario integrato, raggiunse Amatrice nelle ore successive al sisma, testimoniando concretamente la rete di competenze e solidarietà che caratterizza il sistema italiano di protezione civile.

L’assessore ha rivolto un ringraziamento sentito al sottosegretario Prisco per la sua presenza, e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, a Marco Ghimenti, a Claudio Ippolito e a Luca Cari per aver raccolto e restituito testimonianze che trasformano la memoria individuale in patrimonio collettivo.

“Salvare vite non è solo una lettura introspettiva di un terribile evento emergenziale, ma un atto di riconoscenza verso lo straordinario servizio che i Vigili del Fuoco rendono ogni giorno alla Nazione, incarnando quell’etica professionale che li contraddistingue e che li rende un'eccellenza a livello internazionale”, ha dichiarato il Sottosegretario Prisco. “Ringrazio la Regione Veneto per aver consentito, oggi, di trasporre le parole di Luca Cari in un evento che unisce la memoria collettiva al racconto dello spirito di sacrificio e di squadra che anima il nostro meraviglioso Corpo Nazionale”.

“Ricordare Amatrice dieci anni dopo è un atto di rispetto verso le vittime, verso le famiglie e verso chi rischiò la propria vita per salvare quella degli altri. Ma è anche qualcosa di più: è un modo per mantenere viva la consapevolezza che la prevenzione, la preparazione e la capacità di risposta alle emergenze non sono mai scontate. Questo libro ce lo ricorda con la forza delle storie vere. Sono grata a Luca Cari e ai Vigili del Fuoco che hanno scelto di condividere la propria esperienza, e sono orgogliosa che lo Spazio Regione Veneto alla Mostra del Cinema abbia potuto ospitare questo momento di memoria”, ha concluso l’assessore Mantovan.

www.regioneveneto.it

Festival del Cinema
AMATRICE DIECI ANNI DOPO, IN VENETO IL LIBRO CHE RACCONTA I SOCCORSI DEI VIGILI DEL FUOCO
Alla Mostra del cinema di Venezia presentato il libro di Luca Cari sul sisma di Amatrice e sui soccorsi, con il contributo della squadra USAR veneta
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VIPIU', REDAZIONE, 03/09/2026

Amatrice dieci anni dopo torna nella memoria pubblica attraverso “Salvare Vite”, il libro di Luca Cari dedicato al terremoto del Centro Italia e all’intervento dei Vigili del fuoco. La presentazione si è svolta nello spazio della Regione Veneto alla Mostra del cinema di Venezia, con rappresentanti istituzionali e componenti del Corpo nazionale.

Il sisma del 24 agosto 2016 colpì Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e numerosi centri dell’Appennino centrale, provocando quasi trecento vittime. Il volume, edito da Mondadori, ricostruisce le operazioni di emergenza attraverso testimonianze, immagini e dati: vengono ricordati oltre 215 mila interventi e 297 persone salvate. Il racconto richiama il ruolo della preparazione tecnica nelle emergenze, un tema presente anche nel recente bilancio sul maltempo e sul sistema di protezione civile del Veneto.
Tra le unità mobilitate dopo il terremoto vi fu anche la squadra USAR del Veneto, composta da 41 specialisti addestrati alla ricerca e al soccorso tra le macerie. Il gruppo raggiunse Amatrice nelle prime fasi dell’emergenza e operò insieme alle altre strutture del Corpo nazionale in condizioni complesse e ad alto rischio.

L’autore Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei Vigili del fuoco, affida al libro una ricostruzione che unisce cronaca operativa e memoria delle persone coinvolte. La scelta di presentarlo al Lido collega il linguaggio delle immagini al dovere di conservare una testimonianza accessibile anche a chi non partecipò direttamente ai soccorsi.

L’assessora regionale Valeria Mantovan ha ricordato il lavoro degli specialisti veneti e il valore della collaborazione tra istituzioni e soccorritori. Il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco ha richiamato la capacità del Corpo di intervenire nelle ore decisive. Si tratta di dichiarazioni istituzionali rese durante la presentazione e riferite dalla Regione.

La ricorrenza non riguarda soltanto il bilancio della catastrofe. Amatrice dieci anni dopo offre l’occasione per osservare come si organizzano le squadre specializzate, come si coordinano le risposte nazionali e territoriali e come il racconto pubblico possa custodire il lavoro di chi intervenne. Il libro restituisce così una prospettiva professionale e umana su una delle emergenze più gravi della storia italiana recente.

www.vipiu.it

SALVARE VITE 

Mi chino sulle macerie senza idea delle gemelle che non si sa se stanno là sotto o di ritorno dalla discoteca, senza consapevolezza della storia di moglie e marito, del fatto che si conoscono da sempre, che lui va a pesca e guarda le serie in tv. Non so nulla della loro vita ma per mestiere e per destino sono pronto a rischiare la mia.

"Vi tiriamo fuori" li tranquillizzo.

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